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14
novembre 2013

Potere e infedeltà

Potere e infedeltà, un connubio da sempre ricorrente nella storia dell’uomo. Ma quanto davvero l’infedeltà è legata al potere? E quali sono i motivi?

Sono davvero tanti i casi, di cui i più recenti sotto i nostri occhi, a voler farci approfondire le cause di questa frequente corrispondenza. Da Berlusconi a Dominique Strauss-Kahn, da Bill clinton a Eliot Spitzer, e non troppo tempo fa anche l’ex presidente della regione Lazio, addirittura con i trans: tanti sono stati i personaggi pubblici che hanno fatto scalpore e forse neanche più quello, per le loro storie, più o meno importanti, di tradimenti nei confronti del proprio partner.

Oggi vengono alla luce sicuramente con più evidenza di particolari e più velocemente di un tempo: gli uomini di potere adulteri sono nell’occhio del mirino grazie alla stampa e ai media che riescono a rendere visibili e pubbliche storie di adulteri che una volta erano solo un “dicerie” e cadevano presto nel dimenticatoio.

Attualmente i giornalisti, anche alla ricerca di uno scoop e di prestigio personale, fanno spesso parlare l’opinione pubblica di “vizi privati e pubbliche virtù” come si intitolava il poemetto opera del poeta satirico settecentesco Bernard de Mandeville, da cui il regista ungherese Miklós Jancsó, nel 1976, trasse un originale film. Ma questi “misfatti”, se di misfatti vogliamo parlare, sono sempre esistiti, nelle corti del settecento come nell’antica Roma.

Andando indietro nel tempo troviamo l’esemplare caso di Giuseppina e Napoleone Bonaparte, coppia nella quale sembra che il tradimento fosse all’ordine del giorno, anche se il loro amore era solido e quasi magico. Marie-Josèphe-Rose de Tascher, creola della Martinica, di ricca famiglia proprietaria di piantagioni, quando si trovò in difficoltà economiche, sposò Alexandre de Beauharnais, da cui ebbe due figli, che però fu ghigliottinato nel 1794.


Dopo la morte del marito, prima ancora di conoscere Napoleone, a Giuseppina vennero attribuite relazioni con vari personaggi politici importanti. La vedova di Beauharnais, rinchiusa da Robespierre nella prigione del convento, era una donna deliziosa che aveva una grazia sensuale ed era molto dedita ai vari amanti. Nonostante fosse noto che era stata l’amante non di un solo uomo, nel 1796 Napoleone Bonaparte la chiese in moglie, colpito dalle sue grazie.

Subito dopo Napoleone, in viaggio in Italia, le mandava frequenti lettere d’amore ardenti e sensuali: ma lei, meno romantica, gli rispondeva raramente. Le lettere erano in effetti istigate dalla gelosia: infatti Giuseppina, a due mesi dalle nozze con Napoleone, aveva iniziato una relazione con un aristocratico, Hippolyte Charles, con fama di dongiovanni. Napoleone la ricambiò successivamente diventando l’amante di Pauline Bellisle Foures, la moglie di un ufficiale, nota con il nome di “Cleopatra di Napoleone”. Ma non fu l’unica amante di Napoleone: si ricordano la polacca Maria Walewska, dalla cui relazione nacque un figlio e Giuseppina Grassini, una cantante alla Scala. Tra le sue amanti si annoverano anche la lettrice della principessa Carolina Bonaparte e un attrice francese, Marguerite-Joséphine Weimer, prima amante del fratello di Napoleone. E ancora Marie Françoise Pallapra, Marie Antoinette Duchâtel e Carlotta Gazzani italiana e figlia di una ballerina.

Napoleone quindi era molto attivo nell’arte di amare fuori del matrimonio e considerava legittimo che un sovrano avesse scappatelle con signore giovani e belle, pur non tollerando che la moglie facesse altrettanto. Inoltre, con molta ipocrisia, riteneva immorale che non si mantenesse riservata la relazione extraconiugale. Infatti spesso la sera in incognito si recava presso amanti ricorrenti o occasionali, in abiti borghesi, accompagnato da un servitore.

Nonostante le numerose relazioni e scappatelle extraconiugali, e il divorzio da Giuseppina e il nuovo matrimonio, ma solo per avere un erede, Napoleone tra le ultime parole a Sant’Elena parlò dei suoi tre amori: le France, les armées, Josephine.

Quindi il rapporto tra il potere e il sesso, così frequente nella storia, non sembra essere affatto casuale. Esistono sicuramente precise connessioni di origine sociale e personale che causano il verificarsi di tradimenti da parte di uomini (o donne) di potere.

Sono stati condotti diversi studi sul rapporto tra infedeltà e potere: i risultati confermano che la probabilità che un uomo o una donna siano autori di tradimenti sembra aumentare in relazione al grado di potere, indipendentemente dal sesso. Quindi l’infedeltà sarebbe direttamente proporzionale alla fiducia in sé derivante dal potere, il quale porta alla consapevolezza di poter ottenere tutto e che bisogna correre rischi per ottenerlo? Ma perché?

Studi condotti dal Dr. Joris Lammers dell’Università di Tilburg, dei Paesi Bassi, e da Adam Galinsky dell’Illinois, cercano di spiegare gli eventuali comportamenti non etici e le tendenze immorali negli uomini di potere. Gli studi dimostrano che coloro che diventano potenti non sempre sono solo motivati dal fatto di poterla fare franca. Lo studio indica che esistono meccanismi molto più profondi della psiche umana.

Molte persone pensano che il loro faticoso cammino verso il successo e il potere gli fa guadagnare il “diritto” di poter fare tutto: in altre parole essi si giustificano dicendo che il frutto della loro fatica è che meritano “ciò che vogliono e quando lo vogliono”. Ossia gli uomini o le donne di potere sentono il diritto di essere arroganti, immorali e non etici. Quindi un uomo affamato di potere usa spesso il suo stato per il proprio tornaconto egoistico, anche in campo sessuale.

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